Lunedì 14 settembre alle 19 a “Polski Kot” a Torino si terrà la presentazione del libro “Vagabondi notturni” di Wojciech Jagielski (2014, Edizioni Notettempo). Del libro, così come della professione del reporter, con l’autore discuteranno Mario Calabresi (direttore de „La Stampa”) e Loredana Pianta (freelance per “Euronews” e “Associated Press”).
Jagielski è giornalista, reporter e scrittore, per lungo tempo collaboratore di „Gazeta Wyborcza”, il quotidiano polacco più diffuso. Laureato in giornalismo e scienze politiche all’Università di Varsavia (1984), ha collaborato con l’Agenzia di Stampa Polacca (1986-1991) prima di lavorare per „Gazeta Wyborcza”. È rimasto legato a questo quotidiano fino al 2012, quando è tornato a lavorare per l’Agenzia di Stampa Polacca. Attualmente collabora con la BBC e „Le Monde”. È autore di vari libri sull’Afghanistan, Cecenia, Caucaso, Uganda e Sudafrica. Si occupa di problematiche inerenti Africa, Medioriente, Caucaso; è stato testimone dei conflitti in Afghanistan, Tagikistan, Cecenia e Georgia.
In Italia, prima di “Vagabondi notturni”, Mondadori aveva pubblicato “Le torri di pietra. Storie dalla Cecenia” nel 2005. Jagielski è stato candidato al premio Nike – il più prestigioso in Polonia nel campo della letteratura e della poesia – nel 2003 („Preghiera per la pioggia”) e poi nel 2010 proprio con “Vagabondi notturni”. Egli è considerato unanimamente l’erede di Ryszard Kapuściński, tanto che sarà in Italia per ritirare il premio dedicato a Kapuściński nell’ambito del „Festival della Letteratura di Viaggio” a Roma, quindi interverrà alla serata torinese organizzata col contributo del Consolato Polacco a Milano.
I vagabondi notturni sono stormi di piccoli in cerca di un rifugio sicuro per la notte, mandati dai genitori nella città presidiata dall’esercito governativo per sottrarli alle scorribande di altri piccoli disperati: i bambini guerriglieri dell’Esercito del Signore, che attaccano i villaggi devastandoli e rapendo i loro coetanei per arruolarli a forza nelle file dei ribelli. Sono storie di violenze atroci e impensabili, a partire dalle quali Jagielski ricostruisce le vicende di un paese lacerato dalle ferite coloniali e postcoloniali, dalle faide etniche, da un’identità nazionale ancora tutta da costruire, da guerriglieri-profeti paranoici e dittatori ammalati di mania di grandezza, tra colpi di stato, vendette incrociate, lotte civili cruente. Un racconto che è un lancinante Cuore di tenebra di un grande reporter, e che non può non ricordarci le cronache limpide e crudeli di Ebano di Kapuściński (da: edizioninottetempo.it).
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Al termine della presentazione si terrà un aperitivo polacco
Per info: polskikot@libero.it, tel. 333-5205763
Si cerca da subito una nuova sede per la Scuola Polacca a Bologna. Le lezioni si svolgono due fine settimana al mese (sabato e domenica dalle 13.00 alle 19.30). Abbiamo bisogno di 3 aule scolastiche per il massimo di 12 bambini. Si prega di inviare le proposte comprendenti il prezzo di affitto al seguente l’indirizzo: bolonia@orpeg.pl
“La creazione del sindacato indipendente dalle autorità comuniste 35 anni fa a Danzica, ha contribuito in modo significativo alla caduta del comunismo in Polonia e in altri Paesi dell’Europa centrale e orientale” – scrive alla vigilia della ricorrenza della nascita di “Solidarnosc ” Piotr Długołęcki, storico del Ministero degli Affari Esteri.
Nel 1980 la situazione in Polonia era particolare. Mentre stava trascorrendo il decimo anno alla guida del governo di Edward Gierek, la Polonia lottava con un enorme debito estero e con l’aumento del deficit di rifornimenti di tutte le risorse. Nel mese di luglio – in risposta alla introduzione del rialzo dei prezzi dei generi alimentari – scoppiarono degli scioperi a Lublino, che vengono spesso considerati come preludio agli eventi dell’agosto di quell’anno. In meno di tre settimane dopo la loro conclusione – il 14 agosto 1980 – iniziò uno sciopero nei cantieri navali di Danzica che, nei giorni successivi venne affiancato da ulteriori scioperi dei lavoratori degli altri impianti industriali.
Il punto di forza della protesta dei lavoratori effettuata nel mese di agosto derivava da diversi fattori che non si erano mai verificati precedentemente. In primo luogo questo era il frutto della solidarietà tra lavoratori in concomitanza alla creazione del Comitato di Sciopero Interaziendale, che rappresentava gli interessi degli scioperanti di diverse aziende. Inoltre lo sciopero prevedeva anche l’occupazione delle aziende, in contrasto con le precedenti proteste (represse nel sangue) del 1956 e del 1970. I lavoratori non protestarono dinanzi ai Comitati dei Partiti Comunisti, bensì nominarono la propria struttura organizzativa che ha facilitò le negoziazioni con le autorità.
La particolarità dello sciopero risultava anche dalla collaborazione dei lavoratori con i rappresentanti degli intellettuali che vennero a Danzica per partecipare allo sciopero in veste di esperti. Alcuni di loro avevano avuto esperienza in attività di opposizione, in particolare nelle strutture del Comitato Difesa Operai (KOR). L’arrivo di questi intellettuali, provenienti soprattutto dal KOR non era piaciuto alle autorità comuniste che evidenziavano come nella zona delle “Tre Città” consistenti influenze stavano costituendo “elementi avventurosi e ostili alle autorità”.
Ma la cosa più importante era la notifica, in aggiunta alle richieste sociali, anche delle richieste politiche, soprattutto per quanto riguardava la creazione di un sindacato indipendente dal Partito Comunista. Gli scioperanti avevano chiesto anche la libertà di espressione e le limitazioni di censura di stato, nonché libero accesso ai mass-media, che in precedenza erano interamente controllate dalle autorità.
L’inserimento di questo tipo di richieste venne valutato in modo molto critico dal parte del Partito e del Governo, che le ha definì “richieste anti-socialiste”, che colpiscono la base costituzionale del Paese e che portano de-facto alla “legalizzazione dell’opposizione”.
Infine le autorità cedettero sotto la determinazione degli scioperanti e finalmente vennero firmati gli accordi a Danzica dove, in nome degli operai, Lech Walesa firmò di proprio pugno, così come in altre città convolte dagli scioperi. Le autorità decisero di accettare le richieste sollevate, tra cui la più importante, quella per la creazione di nuovi sindacati.
Data la situazione all’epoca della Polonia e dei Paesi di cosiddetto blocco orientale, si trattò di una decisione di portata storica. Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale venne creata in questa parte d’Europa un’organizzazione non controllata dalle autorità centrali comuniste.
Inoltre, ufficialmente, venne istituito nel successivo mese di settembre e registrato dalla Corte Suprema, un sindacato indipendente “Solidarnosc” che iniziò ad operare nel 1981, con l’emissione di un proprio organo di stampa (“Tygodnik Solidarnosc”).
Oltre a ciò “Solidarnosc” gestiva l’attività all’estero, aprendo i propri uffici al di fuori del Paese e organizzando le visite all’estero dei propri rappresentanti, al fine di stabilire una cooperazione con altre organizzazioni sindacali. La conduzione delle attività mediatiche indipendenti dalle autorità, e soprattutto le attività indipendenti all’estero, rappresentarono una svolta senza precedenti nelle politiche di allora seguite dai partiti comunisti in Europa orientale.
Gli eventi dell’agosto del 1980 ovviamente causarono un senso di malcontento nell’ex-Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Si ipotizzava che l’accordo sulla creazione del sindacato “Solidarnosc “avrebbe potuto essere la ragione dell’intervento militare sovietico in Polonia. A loro volta, le autorità degli altri Paesi socialisti temevano che l’esempio polacco potesse essere “contagioso”, in modo da causare un aumento degli impulsi di opposizione e delle tendenze di limitare l’autorità comunista non solo sul fiume Vistola.
Lo sciopero e le firme degli accordi di agosto suscitarono molto interesse nei Paesi dell’Europa occidentale e negli Stati Uniti. Le autorità comuniste cercarono di contrastare il flusso di informazioni, limitandolo. A tal fine si tentava di ridurre l’attività dei giornalisti stranieri, così ai Consolati polacchi all’estero venne raccomandato di protrarsi con la procedura dei visti e ostacolare e ritardare l’arrivo dei corrispondenti. Ai funzionari consolari era stato anche ordinato di prestare una particolare attenzione perché molti giornalisti cercarono di ottenere un visto come semplici turisti, senza rivelare la loro vera professione e il vero scopo del viaggio in Polonia. Inoltre, ai diplomatici polacchi, venne ordinato di condurre una campagna di propaganda “offensiva” per “difendere il socialismo”.
Queste misure ovviamente non potevano portare il risultato atteso e, nel corso dei mesi successivi, “Solidarnosc” venne ospitato in modo permanente sulle prime pagine dei giornali occidentali e nelle trasmissioni televisive e radiofoniche. Le reazioni dell’Europa occidentale alla nascita di “Solidarnosc” furono tuttavia multiformi. La nascita del sindacato fu accolta con entusiasmo dai sindacati esteri, che dichiararono la loro disponibilità ad aiutare la neonata formazione nonché a concedere loro aiuto e cooperazione. Inoltre in generale le società occidentali ne presero una visione positiva, ma i rappresentanti delle autorità si comportarono in modo più misurato, temendo la destabilizzazione della situazione in Polonia e la reazione sovietica.
Ma non ci poteva essere alcun dubbio che la costituzione dei sindacati liberi indipendenti dal governo fosse stato un evento senza precedenti che poteva ben essere considerato come una svolta, non solo nella storia della Polonia. Ciò contribuì in modo significativo alla caduta del comunismo in Polonia e in altri paesi dell’Europa centrale e orientale. Così ebbe anche una parte determinante nel processo di democratizzazione in gran parte dell’Europa. E’ difficile immaginare la trasformazione del 1989 e lo smantellamento del sistema comunista, senza le precedenti esperienze di “Solidarnosc”. Rimane aperta la questione se fosse stato possibile accelerare il corso della storia e provocare la caduta del comunismo e il riacquisto della piena sovranità della Polonia già nei primi anni ottanta? La possibilità – se mai del tutto ci fosse stata – è stata irrimediabilmente persa da parte delle autorità comuniste con la decisione di introdurre la Legge Marziale in Polonia.
Piotr Długołęcki, storico del Ministero degli Affari Esteri