Aperitivo degli amici di Justyna e Mateusz

Categories: Attualmente

justyna i mateusz 03

Dove?
Consolato Onorario della Polonia, via del Pratello 6, Bologna
Quando?
Domenica, 21 settembre 2014
A che ora?
A partire dalle 17.30
A che scopo?
Raccolta fondi per il soggiorno nella nostra città di Mateusz e Justyna, fratello e sorella malati di atrofia muscolare.
Che cosa si beve?
Un bicchiere di prosecco e/o di vino rosso.
Che cosa si fa?
Dimostrazione di trucco femminile con Edyta Gawryś;
Incontro con la hair stylist Klaudia Twardon;
Chiacchierata con l’esperto di vini Francesco Galofaro;
Karaoke: tutti insieme!

Se non puoi partecipare alla nostra iniziativa, ma vuoi sostenerci, puoi fare una piccola donazione al seguente conto corrente bancario:

Associazione Via dell’Ambra Savignano sul Panaro (MO)
Codice IBAN IT85 X 05034 36610 0000 0000 2860
Codice SWIFT:BAPPIT21553 (con la causale:”Justyna i Mateusz”)
Chiediamo gentilmente di inviarci una mail con il riepilogo del bonifico all’indirizzo mail via.dellambra@libero.it

Quazi Wero.Stile italiano e cultura polacca

itabarcodeOgni italiano in Polonia ha sorriso di fronte ad alcuni marchi di moda che richiamano l’italianità: dagli stivali Sergio Leone, alla biancheria intima Venezia, passando per Mondo Men’s Collection, Mario Bolucci, Paola Perrone, Dolce & Ribelle, o la linea per bambini Coccodrillo. E’ un fenomeno che si estende ai bagni (Impero), creme di bellezza (Aquina, Aretina, Calma, Anno d’oro); alle montature per occhiali (Belutti, Angelo Futuro, Leonardo Balbi). Tra queste, i prodotti realmente italiani rappresentano una sparuta minoranza.
E’ un fenomeno ben noto ai linguisti: se importiamo un insieme di parole da una lingua x, è perché le riconosciamo un prestigio in una certa nicchia della cultura. Ecco perché in Italia si dice “computer” e non “elaboratore elettronico”; “Software” e “App” e non “programma”; ecco perché i giovani francesi dicono “e-mail” e non “couriel”, come i loro professori.
Il prestigio della cultura italiana è avvertito in Polonia dal tardo medioevo, ed ha forse la propria espressione massima nel 1518, l’anno in cui Bona Sforza sposa Sigismondo I il Vecchio. Non si importano soltanto parole, ma architetti (Santi Gucci Fiorentino; Bernardo Morando; Paolo Antonio Fontana); stili musicali (“Offertoria et Communiones”, stampato a Venezia nel 1611 da Mikołaj Zieleński); perfino le buone maniere (con la traduzione del “Cortegiano” di Baldassar Castiglione). In realtà si tratta piuttosto di adattamenti dello stile italiano alle esigenze locali: quel che la scienza cognitiva (1) chiama “amalgama culturale” (blend). Tempo fa, occupandomene per una rivista scientifica (2), descrivevo il processo in questo modo: si parte da un originale italiano; in seguito la cultura di arrivo produce una serie di calchi, imitazioni dell’originale che ne sopprimono i tratti più individuali; in questi calchi si ha un assemblaggio di elementi esteri e locali che diviene sistema. In questo modo, l’originale rimane come struttura del mito (nel nostro caso, italiano). Incredibilmente, il successo di questi miti può retroagire sui modelli originali (feedback) (3).
Ecco come spiegare la incredibile quantità di prodotti polacchi che adottano uno stile italiano, ma anche molti prodotti “veramente” italiani che esistono solo sul mercato estero: ad esempio, accanto all’esportazione di vini di qualità per enoteche e ristorazione di livello, e accanto a falsi clamorosi prodotti in Romania come lo spumante “Gran Cazzano”, abbondano i vini prodotti sì in Italia, ma al di fuori di qualunque disciplinare e venduti per il mercato di massa a prezzi ovviamente incompatibili con la qualità. Naturalmente vi sono anche esempi positivi: penso ad esempio alle montature Belutti, prodotte nel bellunese per il mercato estero.
E’ evidente che l’imprenditore italiano interessato all’esportazione deve riflettere bene su quello che chiamerei il design del senso del suo prodotto: un insieme di qualità e comunicazione che incarni non tanto il gusto italiano, quanto la rappresentazione che se ne dà in Polonia, dove esso si è amalgamato alla cultura locale. Una operazione non facile: se da un lato l’orientamento filo-italico della Polonia crea grandi opportunità per chi le sa cogliere, dall’altro il rischio di non distinguersi dal falso italiano o dal prodotto dozzinale dimostra che non è permesso improvvisare.

(1) Cfr. Fauconnier G. e Turner M., “Amalgami. Introduzione ai Network di integrazione concettuale”, QuattroVenti, Urbino 2001.
(2) Galofaro, F., “Moda e cultura italiana in Polonia: prestiti semiotici”, Il logos nella Polis, Aracne, Roma 2006.
(3) In modo simile si origina il mito per gli antropologi: cfr. Lévi-Strauss, “Finale”, in “Mythologiques, IV. L’homme nu”, Plon, Paris 1973 (tr. it. L’uomo nudo, Il Saggiatore, Milano 1974).

Francesco Galofaro,
Politecnico di Milano

I quadri silenziosi di “Ida”

0L’intento generale del film è spazzare via un mito che addossa ai nazisti l’intera responsabilità dell’olocausto e che vede nei Polacchi gli aiutanti disinteressati del popolo ebraico. (altro…)