Era evidente che prima o poi la Polonia avrebbe dovuto fare i conti con l’euro. Entrata a pieno titolo nell’Unione europea nel 2004, Varsavia aveva previsto di raggiungere tutti gli obiettivi per adottare la moneta unica entro il 2015, salvo poi tirarsi indietro dopo la grave crisi economica che ha colpito Bruxelles.
Dopo il Regno Unito e la Svezia, la Polonia rappresenta la più importante economia dell’Ue fuori dall’euro: nel 2013 il tasso di crescita è stato il quadruplo di quello della Germania (1,6 contro 0,4), l’inflazione è sotto controllo (1,7 per cento), la disoccupazione è nella media europea (10,4 per cento), e anche se è senza lavoro un giovane su quattro (il 27 per cento) queste cifre non hanno niente a che vedere con quelle della disoccupazione giovanile in Italia (oltre il 40 per cento) o, peggio ancora, in Spagna (oltre il 50 per cento).
Varsavia si trova, per certi versi, in una situazione privilegiata rispetto a quella degli altri Paesi e può permettersi di dettare le proprie condizioni per entrare nella moneta unica. Difatti, secondo quanto dichiarato da un consigliere del primo ministro, Donald Tusk, la Polonia starebbe pensando di non adottare il meccanismo di cambio ERM II per aderire più velocemente all’euro. ERM II prevede che, prima di adottare la moneta unica, il Paese debba ancorare la propria valuta all’euro per almeno due anni di tempo. In sostanza, l’ERM II punta a mantenere stabilità nei tassi di cambio tra l’euro e le monete nazionali per evitare fluttuazioni dei tassi di cambio troppo rilevanti nel mercato interno.
“La zona euro deve dimostrare la sua ragion d’essere politica – ha affermato Krzysztof Bielecki, consigliere di Tusk – Posso dunque immaginare che, nel quadro del rafforzamento dell’integrazione politica, la Polonia possa ricevere una proposta di adesione alla zona euro, ma senza passare per i due anni del sistema ERM II”. Motivo? “Se dovessimo entrare nell’euro attraverso il meccanismo ERM II, la questione sarebbe ritardata di anni, oltre al fatto che il sistema non corrisponde più alla realtà europea”.
Il problema è che agevolare Varsavia costerebbe, e non poco, a Bruxelles. Far cadere il requisito ERM II significherebbe modificare il trattato di Maastricht del 1992. Altrimenti ci sarebbe un altro escamotage: constatare che la moneta polacca abbia rispettato il range di due anni, pur non avendo dichiarato ufficialmente di aver aderito all’ERM II. Insomma, l’Ue sarebbe disposta a tutto pur di veder circolare l’euro anche in Polonia.
Tuttavia, l’ostacolo più grande non è Bruxelles, quanto Varsavia. Entrare nella zona euro significherebbe modificare la Costituzione polacca e questo può essere fatto solo con la maggioranza dei due terzi del Parlamento. Al momento, il governo centrista di Tusk non gode di una maggioranza simile.
Politici ed economisti temono che la moneta unica possa aumentare i prezzi dei beni di consumo, oltre a favorire la speculazione. Inoltre, fattore da non sottovalutare, l’aver mantenuto una valuta propria ha letteralmente fatto da scudo al Paese contro la crisi finanziaria globale. Infine, secondo Varsavia gli attuali criteri di adesione all’euro sono errati e obsoleti, tant’è che Paesi come la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo, nonostante abbiano profondi squilibri, sono tutti nella zona euro.
La recente crisi tra l’Ucraina e la Russia potrebbe però spingere Varsavia verso la moneta unica. Il ministro degli Esteri polacco ha apertamente affermato che un’accelerazione della Polonia verso l’euro potrebbe essere garanzia di sicurezza e integrazione. “L’eventuale decisione di adottare la moneta unica avrà non solo una dimensione economica e finanziaria, ma soprattutto una dimensione politica, in particolare relativa alla nostra sicurezza. Gli sviluppi in Ucraina dovrebbero spingerci a una più veloce integrazione nell’eurozona” ha affermato in Parlamento il ministro Radoslaw Sikorski. Discorso simile è stato fatto da Marek Belka, governatore della Banca Centrale Polacca, che a marzo ha consigliato di rivedere i piani sull’euro per ragioni politiche e di pubblica sicurezza, aggiungendo che l’appartenenza a un’unione monetaria potrebbe proteggere il Paese da minacce esterne.
A smorzare questi inni all’integrazione ci pensa l’opinione pubblica polacca, la quale non sembra particolarmente favorevole all’ingresso nella moneta unica. “Purtroppo il numero di sostenitori dell’euro è ancora basso e il governo non può ignorarli – ha dichiarato l’ambasciatore polacco in Francia, Tomasz Orlowski – Oggi la media dei polacchi è più preoccupata dell’aumento dei prezzi che di un’invasione”.
fonte: www.ibtimes.com