Sale a 25 il numero dei morti negli scontri avvenuti il 18 e il 19 febbraio tra la polizia e i manifestanti a Kiev, in Ucraina. Stamattina gli agenti hanno ricominciato a caricare le persone in piazza, nel tentativo di disperderle.
Il pomeriggio del 18 febbraio decine di manifestanti hanno assaltato un cordone della polizia, lanciando pietre e molotov. Diversi edifici hanno preso fuoco. La polizia, schierata anche sul tetto di alcuni palazzi, ha lanciato gas lacrimogeni e granate stordenti.
Il ministero della sanità ucraino ha fatto sapere che nove delle vittime erano poliziotti e che 241 persone sono state ricoverate in ospedale, tra cui 79 poliziotti e cinque giornalisti.
Il presidente ucraino Viktor Janukovič ha chiesto ai leader dell’opposizione di “prendere le distanze dagli estremisti”, scrive Radio Free Europe.
Il governo statunitense e l’Unione europea hanno condannato le violenze, invitando il presidente Janukovič a esercitare la massima moderazione. La Polonia intanto vuole chiedere all’Unione europea di imporre delle sanzioni contro il governo ucraino, fa sapere l’Afp.
Le proteste in Ucraina. Il 16 febbraio i manifestanti avevano sgomberato il municipio di Kiev che occupavano da mesi, dopo che le autorità avevano concesso l’amnistia a 243 detenuti, arrestati durante le proteste degli ultimi mesi. Ma il 18 febbraio più di mille manifestanti sono tornati in strada e hanno rafforzato le barricate erette a gennaio nel centro di Kiev. Hanno dato fuoco ai pneumatici per rendere più difficile la visibilità alla polizia.
La crisi in Ucraina è cominciata il 24 novembre, quando decine di migliaia di persone hanno cominciato a manifestare contro la decisione del presidente Janukovič di non firmare l’accordo di associazione con l’Unione europea al summit di Vilnius del 28 e 29 novembre. La firma del patto avrebbe significato un allontanamento dall’influenza economica russa e un avvicinamento a Europa e Stati Uniti.
foto: Nel centro di Kiev, il 18 febbraio 2014. (David Mdzinarishvili, Reuters/Contrasto)
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