La Russia ha destinato un milione di dollari al fondo polacco “Auschwitz-Birkenau”. La Federazione Russa non è l’unico Paese ad aver concesso una tale somma di denaro a questa organizzazione. Si prevede che le entrate derivanti dai fondi raccolti saranno utilizzate per restaurare e mantenere gli oggetti esposti nel museo, situato sul territorio dell’ex campo di sterminio.
“Auschwitz-Birkenau”, più noto semplicemente come “Auschwitz”, è uno dei più terribili campi di concentramento nelle cui camere di tortura sono morti più di un milione e mezzo di persone.
La Russia è diventata uno dei maggiori donatori del fondo polacco “Auschwitz-Birkenau” insieme a Paesi come Germania, Stati Uniti, Polonia, Francia, Austria, Gran Bretagna, Svizzera e Israele. Il denaro donato non rappresenta soltanto un atto di beneficenza, come ha raccontato a “La Voce della Russia” il titolare della cattedra di storia degli slavi meriodionali e occidenatli della facoltà dell’Universtià statale di Mosca, Gennadij Matveev.
Si tratta di un enorme centro internazionale in ricordo delle vittime della Seconda guerra mondiale, in ricordo dell’olocausto. Nonostante il fatto che il lager fosse orientato anzitutto verso l’eliminazione degli ebrei, tra i cittadini dell’Unione Sovietica ivi deceduti non c’erano solo ebrei e prigionieri dell’Armata Rossa. Era un grandissimo campo della morte, e per questo conservare e mantenere il ricordo è un nostro obbligo umano.
“Auschwitz-Birkenau”, o soltanto “Auschwitz”, consisteva in pratica in alcuni campi di concentramento. Il complesso principale, Auschwitz I, venne impiantato sul territorio della Polonia occupata nel 1940, e in un primo momento venne destinato solamente ai prigionieri politici polacchi. Tuttavia, già dopo sei mesi venne allargato, dopo di che fu costruito il lager Auschwitz II, chiamato anche Birkenau. Qualche tempo dopo comparve poi Auschwitz III. Si trattava di uno dei più grandi campi di sterminio, che si estendeva per quasi cinque chilometri. Vi era tutto per l’eliminazione delle persone: crematori e laboratori sperimentali, per fare test sui reclusi. Vi furono uccise trucemente milioni di persone delle più diverse nazionalità, che parlavano in 18 lingue del mondo. Era quasi impossibile salvarsi dall’inevitabile morte, ma qualcuno ci riuscì. Non potrò mai dimenticare gli occhi di coloro che liberai da “Auschwitz”, ammette a “La Voce della Russia” un partecipante alla Seconda guerra mondiale, Ivan Martynuškin, che era tra quei soldati che aprirono le porte del campo di sterminio nel gennaio del 1945.
Fu un brevissimo incontro coi reclusi, vestiti in pratica solo della tuta da lager. Vidi occhi e volti neri, ma quegli occhi sorridevano: vi era gratitudine perché eravamo venuti a liberarli. I loro occhi dicevano che finalmente era finito quell’inferno in cui si trovavano, che erano vivi, che potevano cominciare a pensare a come tornare a casa e a come continuare a vivere.
Quasi subito dopo la guerra, nel 1947, ad Auschwitz venne fondato un museo, sul cui territorio oggi vi sono alcune esposizioni stabili: quella polacca, quella francese, quella degli zingari, quella israeliana e anche quella russa. La mostra russa venne aperta per la prima volta nel 1961, mentre nel 2013, dopo una ristrutturazione generale dell’edificio, si è significativamente rinnovata. I lavori per la sua costruzione durarono tre anni, come nota l’architetto e il principale autore del progetto Ivan Minakov.
La parte scientifica venne curata dal Museo della Grande guerra patriottica. Sono rappresentate molte tematiche riguardanti i prigionieri di guerra sovietici, su come venne testato su di essi il gas. Vi è un reparto dedicato alla Resistenza. Nel centro stesso della composizione architettonica vi è una Sala del Ricordo, dove vengono proiettati senza sosta su uno schermo i cognomi dei nostri soldati morti. Vi è un tema dedicato agli ebrei e un tema per i bambini che erano nel lager. Inoltre, in una piccola sala conferenze si trova un’esposizione del pittore Tolkačev, che nel 1945, immediatamente dopo che l’Armata Rossa entrò ad Auschwitz, fece degli schizzi di ciò che vide.
Il fondo polacco “Auschwitz-Birkenau” è stato creato dal Governo polacco nel 2009. Tra i suoi partecipanti vi sono più di 20 Paesi di Europa, Asia e America Latina. In tutto l’organizzazione prevede di raccogliere 120 milioni di euro: tutto il denaro verrà usato per restaurare e conservare il complesso memoriale, che è stato inserito nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
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